K1 KICKBOXING
Attorno a questo termine c'è purtroppo molta confusione, infatti, alcuni danno a questa parola un'accezione generica nella quale sono compresi tutti gli Sport "calci-pugni", dalla Muay-Thay al Full-Contact, alla Savate, al Free-Fight ecc. In realtà la Kickboxing o Japanise Kickboxing rappresenta una disciplina ben precisa con un suo stile e una sua storia ben definita.
È opinione di molti che la Kickboxing sia nata negli Usa. In realtà, quando i promoters americani, che già conoscevano il Full-Contact, decisero di lanciarsi nell'organizzazione di galà anche nei Paesi del Sol Levante, si accorsero che uno stile come il Full-Contact, che non ammette i calci in linea bassa, non poteva prendere piede in quanto sia in Giappone, sia in Thailandia esistevano discipline più complete che ammettevano i micidiali "low-kicks" ed anche ginocchiate e gomitate. Nel 1976 Benny "The Jet" Urquidez, già campione di Full-Contact, nonché primo americano a confrontarsi con le regole giapponesi, e un ricco tour operator americano, Howard Hanson, s'incontrano e dal disaccordo con la P.K.A. (Professional Karate Association) decidono di fondare un'altra organizzazione denominata W.K.A. (World Karate Assiociation divenuta poi World Kickboxing Association). La W.K.A. nasceva da una considerazione molto importante: nessuna federazione poteva definirsi realmente mondiale senza la presenza dei paesi asiatici, i quali mal digerivano di non poter combattere con i calci in linea bassa. I meriti degli americani, quindi di Urquidez e Hanson, furono dunque di aver capito la necessita di aggregare la realtà americana, che stava scoprendo il Karate Full-Contact, e quella asiatica già abituata ai combattimenti sul ring, per creare la prima organizzazione mondiale di promozione della Kickboxing originale, quella "made in Japan"!
Le origini della Japanise Kickboxing risalgono agli anni Sessanta, quando dopo aver subito clamorose sconfitte sui ring di Bangkok della Muay-Thai, i Giapponesi decidevano di lanciare una nuova disciplina che permettesse loro di colmare il gap tecnico con i Thailandesi. Il nuovo metodo di combattimento prevedeva che gli atleti vestiti come thaiboxers, si affrontassero usando pugni, calci e ginocchiate, senza però andare in clinch. Praticamente i Giapponesi avevano tolto le peculiarità della Thai-Boxe, clinch e gomitate, per adattare il nuovo sport alle loro esigenze. Tale disciplina venne chiamata Kickboxing (da molti chiamata ancora oggi "Low-Kick", per il fatto che sono ammessi i calci in linea bassa).
All'inizio non fu vita facile per questo nuovo stile di combattimento, perché i Thailandesi non erano intenzionati ad abbandonare il loro sport nazionale per cimentarsi in questa nuova disciplina. Gli Americani erano ancora agli inizi nel Karate e nel Taekwondo. La ricerca fu così indirizzata al vecchio continente, in particolare Francia e Olanda, che pullulava di Karateka, Judoka e Savateurs che accolsero di buon grado la sfida.
Per quanto riguarda la diffusione in Europa di questa disciplina bisogna riconoscerne il merito ai Maestri Olandesi Jan Plaas e Thom Harinck fondatori rispettivamente della prima Mejiro Gym europea (quella originale, infatti, apparteneva al Maestro Kurosaki "padre" di molti campioni Giapponesi e "guida" di molti occidentali che si recavano da lui per apprendere i segreti del suo stile, e proprio in suo onore fu aperta la sede olandese, successivamente a questa, fu aperta anche una sede a Milano) e del Chakuriki Dojo, entrambe con sede ad Amsterdam.
Allenamento Kick boxer
La resistenza
Per resistenza si intende la capacità di compiere un lavoro (come sport) per un periodo di tempo prolungato. La resistenza è un' elemento fondamentale per un kick boxer e quindi va migliorata con l'allenamento. Uno dei metodi migliori è il "circuito training". Per l'allenamento è indispensabile un cronometro, sapere dove e come si misurano le pulsazioni (il modo migliore è al polso o al collo, lateralmente, all'altezza della laringe. E per ultimo un piano di allenamento contenente: tipo e intensità dell'esercizio, durata, pausa, ripetizioni. E' importante ricordarsi della regola che bisogna interrompere subito, se le pulsazioni scendono in un minuto sotto di 140 battiti e inoltre chi soffre di cuore, ha la febbre o l'influenza non deve fare questi allenamenti. Nel dubbio consultare un medico sportivo.
Allenamento per la forza
La forza è una delle qualità fondamentali per il kick boxer, che la sviluppa soggettivamente, in relazione alle proprie caratteristiche psicofisiche. La forza è una condizione essenziale alla velocità. La forza è la capacità di un muscolo di svolgere un lavoro contro una resistenza. Bisogna distinguere la forza dinamica, che agisce contro una resistenza in movimento, dalla forza statica, cioè contro un'opposizione fissa. Quindi l'alle4namento viene distinto in dinamico (isotonico) e statico (isometrico). L'accrescimento muscolare viene determinato in entrambi i tipi di allenamento, in base alla massa della resistenza. Per sollecitare lo sviluppo della potenza muscolare, è indicato un lavoro con i pesi, con carichi leggeri; poche ripetizioni ad un ritmo sostenuto. Con lo stesso tipo di carico, ma con molte ripetizioni e ad un ritmo più lento otterremo invece l'incremento della resistenza muscolare. Per conseguire tanto la resistenza quanto la velocità, sono necessarie molte ripetizioni ad un ritmo elevato con il medesimo carico di lavoro.
L'allenamento per la potenza
La potenza è importante anche se non fondamentale per un kick boxer. Come detto, si sviluppa attraverso l'uso di carichi leggeri e medi, con poche ripetizioni ed alla massima velocità di esecuzione possibile per ogni movimento. Proprio la velocità è da considerarsi determinante per una preparazione ottimale dell'atleta. Essa, pur essendo una caratteristica prettamente naturale, può essere migliorata con l'allenamento, ripetizione su ripetizione, delle medesime tecniche sino al raggiungimento di un perfetto automatismo che consente l'esecuzione di tali esercizi senza mai diminuire il ritmo.
Mobilità articolare
Nel nostro sport è importantissima la mobilità articolare, bisogna essere slegati e sapere fare la spaccata. Gli esercizi per lo sviluppo della mobilità articolare possono essere "attivi" o "passivi" a seconda dei muscoli che entrano in azione. Per un'adeguata scioltezza dei muscoli risultano dannosi l'eccessivo tono muscolare ed una forte tensione nervosa. Importantissima per il kick boxer è l'elasticità dei muscoli, da svilupparsi mediante slanci laterali, frontali e perpendicolari, tanto degli arti inferiori quanto di quelli superiori.
Prontezza di riflessi e condizione
E' quasi superfluo precisare come la prontezza di riflessi sia una dote imprescindibile per il kick boxer. Essa è particolarmente sviluppata tra i 18 e i 40 anni. I guanti, le figure, il lavoro al sacco, sono le principali metodiche di allenamento per migliorare questa qualità dell'atleta. In ogni persona che voglia praticare questo sport è necessaria una notevole condizione di base tra gli arti inferiori e quelli superiori. Da qui l'importanza delle tecniche in combinazione, da eseguire in scioltezza e in velocità.